2026: l’anno in cui le galassie sono al centro della scena

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Nei prossimi anni, in particolare entro il 2026, l’astronomia sarà dominata da un’ondata di nuovi dati sulle galassie. Questa non è una previsione fatta da un’autorità, ma un’aspettativa logica dato l’imminente lancio di due importanti osservatori: il Legacy Survey of Space and Time dell’Osservatorio Vera C. Rubin e il Nancy Grace Roman Space Telescope della NASA. Entrambi gli strumenti sono progettati per studiare sistematicamente le galassie, conducendo un censimento su larga scala delle loro forme, comportamenti e storie evolutive.

Perché la ricerca sulla galassia è importante adesso

L’attuale ondata di interesse per le galassie non è arbitraria. Decenni di teoria e osservazione hanno dimostrato che le forme delle galassie e i processi interni rivelano verità fondamentali sull’evoluzione dell’universo. La distribuzione delle stelle, la presenza di buchi neri supermassicci e l’influenza della materia oscura lasciano tracce uniche sulle forme galattiche. Comprendere queste firme è la chiave per svelare i misteri dell’energia oscura, che guida l’espansione accelerata dello spazio-tempo.

Dalla confusione alla chiarezza: classificazione delle galassie

Storicamente, classificare le galassie è stato un processo sorprendentemente complicato. I primi sistemi, come la classificazione di spirali, ellittiche e lenticolari di Edwin Hubble, furono successivamente ampliati da astronomi come Gérard de Vaucouleurs per tenere conto di innumerevoli sotto-variazioni. Questa complessità non è un difetto, ma un riflesso della vera sfida: vediamo le galassie solo come istantanee bidimensionali nel tempo. La loro lenta rotazione rende impossibile osservare direttamente la loro intera struttura tridimensionale.

Le categorie stesse sono importanti perché indicano l’età e l’ambiente di una galassia. Le ellittiche, ad esempio, sono tipicamente più antiche, risiedono in densi ammassi di galassie e si sono evolute in modo diverso rispetto alle galassie a spirale come la nostra Via Lattea. Anche la forma dell’alone di materia oscura che circonda una galassia influenza profondamente la sua struttura, collegando la forma galattica alle forze invisibili che governano il cosmo.

Nuovi strumenti, nuove informazioni

I telescopi Rubin e Roman perfezioneranno notevolmente la nostra comprensione delle galassie attraverso una raccolta di dati senza precedenti. L’attenzione di Rubin sulle sferoidali nane – galassie piccole e deboli che orbitano attorno a galassie più grandi – illuminerà la formazione di strutture più grandi. Queste galassie satellite contengono indizi sull’assemblaggio gerarchico dell’universo. Nel frattempo, il telescopio romano cercherà connessioni tra le forme galattiche e il comportamento dell’energia oscura, facendo potenzialmente luce sull’espansione accelerata dello spazio-tempo.

In particolare, i team dietro entrambe le missioni stanno coordinando i loro sforzi, garantendo che i dati di Rubin e Roman siano combinati per ottenere il massimo impatto scientifico. Questa sinergia onora l’eredità di Vera C. Rubin e Nancy Grace Roman, due pioniere il cui lavoro continua a ispirare una nuova generazione di astronomi.

In sostanza, il 2026 segnerà un punto di svolta nell’astronomia galattica, poiché questi strumenti forniranno un quadro più chiaro e dettagliato degli elementi costitutivi più fondamentali dell’universo.