Gli astronomi sondano la formazione stellare con CAFFEINE Survey

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Gli astronomi stanno costantemente perfezionando la nostra comprensione di come nascono le stelle, ma una domanda è stata particolarmente persistente: la semplice aggiunta di più materiale a una nube di formazione stellare si traduce automaticamente in più stelle? Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO) suggerisce che la risposta è sorprendentemente complessa. I risultati, parte del sondaggio Core And Filament Formation/Evolution In Natal Environments (CAFFEINE), mettono in discussione l’idea intuitiva che le regioni più dense siano sempre più efficienti nella nascita delle stelle.

Il sondaggio CAFFEINA e GAL316

L’indagine CAFFEINE utilizza la fotocamera ArTéMiS presso l’Atacama Pathfinder Experiment (APEX) – un radiotelescopio in Cile – per mappare in dettaglio le regioni di formazione stellare. Il team si è concentrato su GAL316, un vivaio stellare particolarmente attivo all’interno della nostra Via Lattea. Questa regione è stata scelta come caso di prova per determinare se l’aumento della densità di una nube di formazione stellare porta ad un aumento proporzionale della formazione stellare.

L’immagine rilasciata dall’ESO combina due tipi di osservazioni. Le strutture filamentose blu rappresentano il gas freddo e la polvere rilevati da APEX, che è la materia prima per le nuove stelle. Il campo stellare sullo sfondo proviene dalle osservazioni VISTA, che mostrano le stelle già esistenti nella Via Lattea dietro la nuvola. Questa combinazione fornisce un quadro più chiaro di come il materiale di formazione stellare interagisce con l’ambiente circostante.

Risultati controintuitivi

I primi risultati dell’indagine CAFFEINE sono sorprendenti: al di sopra di una certa soglia di densità, le regioni più dense osservate non hanno formato stelle in modo più efficiente di quelle meno dense. Ciò significa che il semplice accumulo di più gas e polvere non garantisce un tasso più elevato di nascita stellare.

Questa constatazione ha importanti implicazioni. Se la quantità di materiale non era il fattore limitante, allora dovevano essere in gioco altri meccanismi. Questi includono la dinamica interna della nube, il modo in cui il materiale si divide in grumi e l’impatto delle stelle appena formate sul loro ambiente. Il processo di formazione stellare è probabilmente più sfumato di quanto precedentemente ipotizzato.

“L’idea che la semplice aggiunta di più carburante non renda automaticamente più produttivo un vivaio stellare suggerisce che dobbiamo riconsiderare alcune delle nostre ipotesi su come nascono le stelle”, afferma un ricercatore coinvolto nello studio.

L’indagine CAFFEINE è in corso e le osservazioni future miglioreranno ulteriormente la nostra comprensione di questo complesso processo. Lo studio sottolinea che anche nelle regioni più ricche dello spazio, la formazione stellare non riguarda solo “abbastanza roba”; si tratta di come si comportano quelle cose.