Gatti contro cani: quale animale domestico è il nostro cugino più vicino?

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Condividono i nostri letti, rubano i nostri snack e attirano la nostra attenzione. Insieme, cani e gatti dominano il panorama globale degli animali domestici, rappresentando circa i due terzi di tutti gli animali da compagnia. Ma per coloro che sono curiosi riguardo al nostro posto nel regno animale, sorge una domanda persistente: Gli esseri umani sono più strettamente imparentati con i gatti o con i cani?

La risposta non è una semplice scelta binaria. Dipende interamente dal fatto che si guardi alla nostra storia evolutiva condivisa o alla nostra architettura genetica sottostante.

Lo stallo evolutivo

Dal punto di vista della profonda storia evolutiva, gli esseri umani sono ugualmente distanti sia dai gatti che dai cani.

Mark Springer, professore emerito di evoluzione presso l’Università della California, Riverside, spiega che mentre i cani e i gatti sono entrambi membri dell’ordine dei Carnivori, gli esseri umani appartengono all’ordine dei Primati. Questi due lignaggi divergevano da un antenato comune dei mammiferi circa da 90 a 95 milioni di anni fa.

In confronto, cani e gatti si separarono molto più tardi, circa 55 milioni di anni fa. Ciò significa che, sebbene felini e canidi siano cugini tra loro, sono parenti ugualmente lontani da noi.

“Cani e gatti sono più strettamente imparentati con mammiferi come pangolini, cavalli, mucche, balene, pipistrelli, toporagni e talpe che con gli esseri umani”, osserva Springer. Al contrario, condividiamo un legame ancestrale più stretto con i primati, i conigli e i roditori che con entrambi gli animali domestici.

La svolta genetica: perché i gatti vincono sulla struttura

Mentre le linee temporali evolutive suggeriscono un pareggio, un’analisi più approfondita della genomica rivela un vincitore sorprendente.

William Murphy, un genomicista comparativo della Texas A&M University, sottolinea che se si misura il codice grezzo del DNA, gli esseri umani rimangono ugualmente imparentati con entrambe le specie. Tuttavia, quando gli scienziati analizzano l’organizzazione cromosomica – ovvero il modo in cui i geni sono disposti sui cromosomi – emerge una chiara differenza.

Nel corso di milioni di anni, gli antenati dei cani moderni hanno subito estesi riarrangiamenti cromosomici. I gatti, al contrario, hanno mantenuto una struttura del genoma straordinariamente stabile e simile alla nostra.

Risultato chiave: in termini di disposizione dei geni all’interno dei cromosomi, gli esseri umani e i gatti sono due volte più simili tra loro di quanto gli umani lo siano rispetto ai cani.

Perché la struttura del genoma è importante per la medicina

Questa somiglianza strutturale non è solo un fatto banale; ha implicazioni significative per la ricerca medica. L’organizzazione del DNA influenza il modo in cui i geni vengono attivati ​​e disattivati, rendendo i gatti modelli potenzialmente superiori per comprendere la regolazione dei geni umani.

Vantaggi della ricerca felina

  1. Malattie genetiche: condizioni come la malattia del rene policistico colpiscono sia gli esseri umani che i gatti. I trattamenti sviluppati per i felini possono fornire spunti fondamentali per le terapie umane.
  2. Studi sul cancro: ricerche recenti evidenziano sorprendenti paralleli tra la genetica del cancro felino e quella umana. Ad esempio, mutazioni nel gene FBXW7 sono state riscontrate in oltre la metà dei tumori mammari felini studiati. Negli esseri umani, le mutazioni in questo stesso gene sono collegate a esiti peggiori nel cancro al seno, suggerendo che i gatti potrebbero aiutarci a comprendere e curare meglio questa malattia.

Il contrappunto canino

Nonostante il vantaggio genomico dei gatti, i cani rimangono il modello dominante per lo studio di molte malattie umane, tra cui il morbo di Alzheimer, l’epilessia, le malattie cardiache e varie patologie oculari.

Questa disparità è in gran parte dovuta a fattori storici e pratici:
* Disponibilità dei dati: Il genoma canino completo è stato sequenziato e reso disponibile prima del genoma felino.
* Bias della ricerca: I gatti sono stati a lungo percepiti come meno cooperativi in ​​ambito clinico, portando a una preferenza storica per i soggetti canini.

Conclusione

Allora, chi è il nostro parente più stretto? Se ripercorri l’albero genealogico indietro di milioni di anni, è un pari merito. Ma se osserviamo l’intricato progetto del nostro DNA, i gatti sono il chiaro vincitore. La loro struttura stabile del genoma offre uno specchio più accurato per la regolazione genetica umana, posizionandoli come partner preziosi per le future scoperte mediche.