Arti su prescrizione: come la creatività può guarire

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La storia di Russell Haines illustra una tendenza in crescita: il potere dell’arte di migliorare la salute. Dopo aver subito un ictus e il conseguente declino fisico e psicologico, inclusi dolore debilitante, perdita del lavoro e depressione, ad Haines furono prescritti corsi d’arte dal suo medico. Inizialmente scettico, scoprì che la partecipazione ad attività creative alterava drasticamente la sua condizione.

L’esperienza di Haines non è stata unica. Il suo recupero includeva miglioramenti nell’umore, nei livelli di dolore, nella pressione sanguigna e nella qualità del sonno, fino al punto in cui alla fine ha eliminato tutti i suoi farmaci. È passato dall’osservazione passiva delle lezioni d’arte alla creazione attiva, culminando in una mostra d’arte e in una fiorente carriera come artista professionista. Oggi, il suo lavoro viene venduto per migliaia di sterline e ora tiene lui stesso lezioni di arteterapia.

Il significato qui non è aneddotico; è sistemico. Il Servizio sanitario nazionale (NHS) nel Regno Unito sta valutando la possibilità di espandere i programmi di “arte su prescrizione” basati su questo tipo di risultati. Questo approccio riconosce che gli interventi medici tradizionali non sono sempre sufficienti e che gli sbocchi creativi possono affrontare problemi di fondo che i farmaci da soli non possono.

Lo stesso Haines lo dice senza mezzi termini: “Mi hanno salvato la vita.” La sua storia evidenzia come l’arte possa ripristinare la struttura, lo scopo e la stabilità emotiva negli individui che affrontano malattie croniche e crisi di salute mentale. Il modello di prescrizione dell’arte sta guadagnando terreno perché è un intervento economicamente vantaggioso, a basso rischio e con impatti profondi.

Questo caso dimostra uno spostamento verso un’assistenza sanitaria olistica, in cui l’espressione artistica è riconosciuta come uno strumento terapeutico legittimo, piuttosto che un lusso o un hobby. La scienza dietro a tutto ciò è complessa, ma il risultato è chiaro: l’arte può guarire.