Per troppo tempo, il mondo della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica (STEM) è stato percepito come esclusivo, un regno accessibile solo a pochi eletti. Ma un’ondata crescente di ricercatori, artisti ed educatori sta attivamente smantellando questa percezione, dimostrando che la scienza non si limita a laboratori ed equazioni; prospera nel movimento, nel suono e nelle pratiche culturali profondamente radicate. Non si tratta solo di rendere le discipline STEM più inclusive; si tratta di arricchire la scienza stessa introducendo nuove prospettive e metodologie.
Rompere le barriere con il movimento: la danza come passaggio STEM
Kayla DesPortes, ingegnere della New York University, esemplifica questo cambiamento. È stata pioniera nell’uso della danza come via d’accesso alla programmazione e all’ingegneria, dimostrando che concetti tecnici complessi possono essere compresi attraverso l’espressione fisica. Il suo lavoro con i programmi danceON e DanceBits mostra come l’integrazione della tecnologia con il movimento possa consentire ai giovani, in particolare alle ragazze di colore, di vedere se stessi come futuri leader STEM.
L’idea centrale è semplice: se un pugno alzato in aria può innescare un fulmine in un effetto visivo codificato, allora il mondo astratto della programmazione diventa tangibile, viscerale ed emozionante. Questo approccio non consiste solo nel rendere l’apprendimento divertente; si tratta di sfidare l’immagine ristretta di chi “appartiene” allo STEM. DesPortes ha osservato che il settore mancava di diversità, nonostante l’ubiquità della tecnologia nella vita di tutti i giorni. La sua risposta: costruire strumenti che riflettano la realtà che i computer sono per tutti.
Il potere dell’ascolto: sonificazione per la comprensione universale
Amy Bower, una scienziata oceanica presso la Woods Hole Oceanographic Institution, ha dovuto affrontare un ostacolo diverso: la cecità. Costretta ad adattare i suoi metodi di ricerca dopo aver perso la vista, si rese conto che i dati non dovevano essere visti per essere compresi. Ciò ha portato al progetto Accessible Oceans, che traduce i dati oceanografici in suoni.
Invece di fare affidamento su grafici visivi, il team di Bower ha creato “sonificazioni dei dati” che consentono a chiunque, compresi quelli con disabilità visive, di sperimentare informazioni complesse attraverso segnali uditivi. Un’eruzione vulcanica sottomarina, ad esempio, viene trasmessa attraverso il cambiamento del passo corrispondente alla pressione dell’acqua. Questo approccio non è solo un accomodamento; è un ripensamento fondamentale del modo in cui comunichiamo la scienza. Come ha scoperto Bower, la sonificazione può colmare le lacune nella comprensione, rendendo i dati accessibili a un pubblico più ampio e persino sfidando il presupposto che la rappresentazione visiva sia l’unica forma valida di comunicazione scientifica.
Conoscenza indigena: recuperare le radici della scienza
Per secoli, i sistemi di conoscenza indigeni sono stati emarginati o respinti dalla scienza occidentale. Lydia Jennings, membro delle Nazioni Pascua Yaqui e Huichol e scienziata del suolo al Dartmouth College, sta lavorando per smantellare questa storica ingiustizia. Sostiene che gli approcci tradizionali indigeni alla creazione di conoscenza – radicati nella comunità, nell’osservazione e nel rapporto con la terra – non sono solo validi ma essenziali per una comprensione più olistica del mondo.
Jennings sottolinea che i dati sugli indigeni non provengono da laboratori ma da ecosistemi, lingua e anziani. Integra attivamente questa conoscenza nel suo lavoro, collaborando con le comunità per affrontare le sfide nella sicurezza alimentare, nella conservazione della biodiversità e nella sovranità dei dati. Non si tratta semplicemente di aggiungere prospettive indigene; si tratta di riconoscere che la scienza è sempre stata diversificata e che escludere determinati modi di conoscere ne indebolisce il potenziale.
Il futuro dell’innovazione inclusiva
Gli sforzi di DesPortes, Bower e Jennings sono uniti da un obiettivo comune: espandere l’accesso alla scienza e ridefinire ciò che la scienza può essere. Abbracciando la danza, il suono e la conoscenza indigena, stanno dimostrando che l’innovazione prospera quando le barriere vengono abbattute e vengono incluse voci diverse. Non si tratta solo di rendere la scienza più inclusiva; si tratta di rendere la scienza migliore : più pertinente, più creativa e più rispondente alle esigenze di un mondo in cambiamento.
Il futuro dello STEM non consiste nel costringere tutti nello stesso stampo; si tratta di creare spazio per nuove forme di espressione, nuovi modi di conoscere e una comunità veramente inclusiva di scienziati e ingegneri.





























